Archive for June, 2007

Ancora sul convegno Bocconi sulle reti NGN

Al convegno sulle NGN in Bocconi è stato presentato un dato sulla concentrazione della popolazione nelle città. Oggi ho scaricato le presentazioni grazie a Quintarelli.
Siccome sono un rompiscatole ho verificato il dato dell’Italia che mi sembrava eccessivo (presentazione di Pennarola/Sacco).

concentrazione-pop.png

Ho preso i dati Istat del 2003 e ho calcolato la percentuale della popolazione nelle prime 12 città: mi risulta 15,3% invece del 12%.

popolaz-ita.png

E’ chiaro che il dato non cambia il messaggio: fare reti in Italia è molto meno conveniente rispetto a Paesi dove coprendo una dozzina di città si raggiunge un bacino di utenti potenziali superiore al 20% della popolazione. Inoltre, in UK e Francia la popolazione complessiva è simile all’Italia, ma in Germania coprendo le città con più di 250mila abitanti si raggiungono 17 milioni di persone.

Sono un po’ puntiglioso… lo so.

P.S. Lele ha comunque promesso un post sul convegno

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Pubblicità negli User Generated Content

Stavo scrivendo un post su queste previsioni di eMarketers del mercato UGC, ma Tommaso Tessarolo mi ha preceduto, quindi vado al sodo.

mercato_ugc_mondo

Gli 8 miliardi di dollari di pubblicità derivata dagli UGC nel 2011 non sono poi così tanti… e stiamo parlando di mercato mondiale. Inoltre, sono la metà della pubblicità online negli Stati Uniti oggi (2006) e la quota statunitense di questi 8 miliardi di dollari sarà di oltre il 50%.

mercato_ugc_usa

E’ chiaro che i mercati nazionali avranno un ruolo molto limitato (soprattutto quelli non di lingua inglese), ma ci saranno comunque grandi potenzialità negli User Generated Content.
A mio parere, le questioni fondamentali sono:

  • la possibilità di creare contenuti video che nessuno trasmetterebbe alla televisione perché poco appealing per un mercato di massa (banale effetto long tail)
  • crollo delle barriere all’entrata per produzioni video grazie ai costi ormai irrosori
  • la disintermediazione nella pubblicità online; questo è il punto che considero fondamentale. Se ci sarà una completa libertà di creare tipologie di contenuti che fino ad oggi non hanno avuto spazio sui media tradizionali perché scomodi o rischiosi dal punto di vista pubblicitario, ci sarà veramente la possibilità di vedere crescere dei canali video User Generated Content ed in generale SemiPro (o ProAm). Questo sarà possibile grazie al fatto che gli investimenti pubblicitari su Internet non sono, come per i media tradizionali, legati a doppio nodo alla tipologia di contenuto (non viene fatta pubblicità perché il contenuto o il produttore sono rischiosi, non sono in linea con l’investitore o altre motivazioni non rilevanti dal punto di vista dell’efficienza della campagna) ma sono in buona parte decisi dalla piattaforma software che effettua scelte solo sulla base della maggiore efficienza dell’investimento.

Per concludere, potremmo valutare quanto potrebbe valere il mercato pubblicitario online in Italia nel 2011. Facendo due percorsi diversi mi è ritornata praticamente la stessa cifra, prima ho mantenuto le proporzioni attuali fra il mercato statunitense e quello italiano , poi ho provato a partire dagli 8 miliardi di dollari e sono arrivato alla quota italiana. In entrambi i casi mi risulta una cifra nell’ordine dei 140 milioni di dollari (e non mi sembrano pochi).

A mio parere, il grado di libertà che ci sarà in futuro nel creare contenuti e nel raccogliere pubblicità senza doversi preoccupare di linee editoriali ma solo dell’audience, determinerà una parte del successo di questo mercato.

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iPhone e AppleTV

Il 2007 per Apple segna l’entrata in nuovi mercati da quando è stato introdotto l’iPod: quello dei set top box e quello dei cellulari. Nel 1993 era stato lanciato un palmare – Newton – che come spesso accade per chi vuole innovare, era troppo in anticipo sui tempi, ma non solo, e fu un flop.
Il 29 giugno sarà messo in vendita l’iPhone e Apple rischia ancora: funzionalità avanzate, apertura limitata – tipica dei prodotti Apple – e costo leggermente elevato potrebbero renderlo appetibile solo per una ristretta nicchia di utilizzatori.
Engadget ha fatto una breve recensione, mettendo in evidenza anche diversi difetti.

Date un’occhiata alle feature dell’iPhone in questo video (parte 2 e parte 3).

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=XpXmWpZmMRs[/youtube]
Attualmente, l’unico mio interesse per iPhone e AppleTV è la capacità di Apple di stimolare la concorrenza e l’innovazione. Nonostante i prodotti Apple non abbiano quasi mai inventato nulla di completamente nuovo, la loro capacità di unire tecnologia e design è quasi sempre superiore alla concorrenza.
Resta poi il fatto che la volontà di garantirsi delle rendite superiori, creando dei sistemi chiusi è sul lungo periodo destinato ad essere punto a sfavore. AppleTV nasce così: permette di vedere sul televisore ciò che arriva da iTunes; anche se si potrà vedere YouTube in futuro e in Rete si trovano già modifiche software che permetterebbero anche di installare Joost. A fine marzo 2007, iTunes aveva venduto:

  • 2,5 miliardi di brani
  • 50 milioni di programmi TV
  • 2 milioni di film

AppleTV potrebbe essere il traino per le vendite dei contenuti video di iTunes ma non mi risultano dati di vendita grandiosi … potrei sbagliarmi… comunque se dovesserò veramente riuscire a far spiccare il volo al mercato home video online, sarebbe un gran bel risultato.
La concorrenza si sta muovendo ed entro la fine dell’anno inizieranno ad esserci diverse offerte sia di Set Top Box chiusi, cioè legati ad un fornitore di contenuti, sia aperti con possibilità di accedere ad un qualsiasi RSS da TV. E’ chiaro che questi ultimi dovrebbero rappresentare la scelta ideale del mercato ma la necessità di qualità e semplicità (dopo un prezzo contenuto) non sempre premiano le soluzioni migliori.

Un anno di sfide importanti per Apple che spera, anche con Parallels Desktop, di attirare nuovi utenti sulla piattaforma Mac, in un modo (iPod) o nell’altro (AppleTV).

La realtà dei fatti è che 2 anni fa le azioni erano a 40 dollari e oggi sono a 123.

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Convegno Bocconi

Questa mattina ho seguito il convegno sul futuro delle telecomunicazioni in Bocconi.

Interessante sentire tutte le voci di questo settore: il mondo finanziario, i Telcos, fornitori di apparati, la regolamentazione, la Commissione Europea. Anche se in realtà mancavano i Portali e i vari innovatori sul lato dei servizi web – Google & C. direi che ormai fanno parte a pieno titolo del mercato BB – solo citati come una delle minacce al business tradizionale del telecomunicazionisti.

Alcuni punti fondamentali sono ormai molto chiari, altri hanno visto idee contrapposte, provo a riassumere con margine di errore elevato:

  • come diceva Caio, i servizi e le infrastrutture non vanno più a braccetto; gli investimenti necessari a far crescere il mercato sono poi sfruttati da altri (e questo è uno dei motivi che l’ha spinto ad abbandonare le TLC, io non so riportare le battute come si dovrebbe ma garantisco che è stata ottima dal vivo)
  • non è chiaro quanto sia garantito il ritorno sugli investimenti di una rete NGN (nuovi servizi ? riduzione costi eliminando la rete in rame ?)
  • nonostante ciò, la banda larga, la fibra, le reti full ip sono una necessità e un elemento di sviluppo fondamentali per spingere la crescita in Europa
  • Il modello Openreach di divisione della rete per alcuni è utile solo dove non si è sviluppato l’ULL, mentre per altri dovrebbe essere di esempio e replicato. Questo punto è uno dei pù delicati e mi sembra di aver capito che alla Commissione Europea non dispiace quest’ultima visione
  • l’Italia è svantaggiata da una bassa concentrazione della popolazione nelle città (le città con più di 250k abitanti sono solo 12 e coprono il 21% degli abitanti, mentre in Francia sono 34 e quasi metà della popolazione e in UK sono 17 col 24%)

Lele è senza dubbio più bravo a raccontare gli eventi e stava bloggando durante il convegno, quindi spero possa colmare le mie lacune.

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MVNO

Gli operatori mobili virtuali (MVNO) sono ormai presenti in quasi tutti i Paesi Europei. L’Italia è stata praticamente l’ultima ad aver dato alla luce a questi nuovi attori sul mercato della telefonia mobile.
A fine 2006 erano circa 200 i MVNO operanti in Europa Occidentale. Il loro numero crescerà ancora nel 2007 dato che numerose iniziative sono state già annunciate, ma qualcuno ha anche deciso di chiudere. Sono quasi 40 milioni gli utenti mobili raccolti dai MVNO in Europa; circa il 10% delle SIM esistenti.
In Germania, gli MVNO hanno un ruolo rilevante con oltre 21 milioni di SIM, segue UK con quasi 7 milioni e l’Olanda con 2,8 milioni. Ma la penetrazione rispetto al totale del mercato cambia i protagonisti: in Finlandia gli MVNO gestiscono il 30% delle SIM, in Germania il 26% mentre in UK quasi il 10%.

In Italia sono appena partiti Carrefour e Coop, mentre Poste Italiane dovrebbe essere il prossimo. Ad oggi, le offerte puntano ad offrire un leggero risparmio per gli utenti senza particolari servizi a valore aggiunto ed integrazioni di offerte con i business tradizionali.

Riusciranno ad attirare utenti fedeli questi nuovi operatori ? A mio parere la partenza non sarà facile, gli utenti saranno molto cauti nel cambiare fornitore. Inoltre, è necessario un certo periodo di tempo per comunicare adeguatamente le offerte e guadagnare la fiducia dei consumatori. Il brand, in questi casi, è molto importante per poter sopravvivere.

In Germania e UK gli MVNO sono partiti molti anni fa, molti degli operatori hanno puntato a tariffe veramente low cost (e no frills), altri hanno optato per target con segmenti di clientela ben precisi, con successi alterni.

Nei prossimo dodici mesi capiremo se hanno le potenzialità per arrivare a numeri consistenti in Italia, ma soprattutto se saranno in grado di smuovere un po’ il mercato.

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La corsa dei client video

Nell’ultimo anno sono state avviate numerose iniziative legate ad un client video: lo scopo è diventare il telecomando della futura NetTV, sostanzialmente fungono da aggregatori di contenuti e offrono funzionalità di community tipiche Web2.0.
E’ chiaro che chi riuscirà a definire uno standard – nel senso di punto di riferimento per gli utenti – avrà un forte potere sul futuro mercato della televisione non lineare.

Possiamo provare a definire due filoni principali di questa corsa al client: da una parte gli aggregatori aperti e dall’altra aggregatori chiusi. Nel primo caso si tratta di iniziative che non acquistano contenuti o comunque non realizzano particolari accordi con chi possiede i contenuti ma piuttosto rendono disponibile quello che è già liberamente accessibile su Internet. Al contrario, gli aggregatori chiusi invece sono alla ricerca di contenuti di qualità da inserire sulla propria piattaforma.

Quindi, i primi si configurano più come dei motori di ricerca evoluti per i contenuti video, mentre i secondi sono più simili ai broadcaster televisivi; ovviamente nasceranno – esistono già – modalità intermedie.

Questa definizione potrebbe non essere corretta al 100%, ma ci è utile per capire la differenza fondamentale nei modelli di business che sono legati mani e piedi a come viene gestita la pubblicità. Adobe Media Player offre una piattaforma che permette di gestire la pubblicità a chi possiede il contenuto, Veoh TV aggrega video esistenti che possono avere la loro pubblicità già all’interno, oltre ad inserire della propria pubblicità; infine, Joost e Babelgum gestiscono direttamente tutta la piattaforma pubblicitaria; questa differenza è sostanziale.

Quale modalità preferiranno i Broadcaster, Major cinematografiche e produttori di contenuti in generale ? Controllo diretto sulla pubblicità o disintermediazione da parte dei new comer ? Oppure tutte le modalità saranno sfruttate ma differenziate per target ?

Il passo successivo di tutti questi strumenti è ovviamente quello di uscire dal PC e atterrare sul televisore, fino a quando questo accadrà il valore di questo mercato non potrà esplodere, soprattutto a livello nazionale.
La TV tradizionale, sebbene perda spettatori, ha un’audience media irrangiungibile per Internet, ma questo potrebbe anche non essere un difetto.

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La pubblicità in Italia (aggiornamento)

Ieri sono stati pubblicati da Nielsen i dati sull’andamento della pubblicità in Italia per i primi 4 mesi dell’anno (-0,1% rispetto stesso periodo del 2006).
Sembra che la televisione si sia ripresa, almeno in parte: segna infatti un meno 2,6% (rispetto al -4,7% dei primi tre mesi) che comunque vuol dire 50 milioni di euro di investimenti pubblicitari persi dalla TV …

Questo potrebbe significare che non ci deve attendere un tracollo del mercato per il 2007 , si può recuperare ?
RAI e Mediaset non possono comunque sorridere, anche perché la pubblicità televisiva è senza dubbio influenzata dalla crescita della raccolta dei canali satellitari.

Negli altri settori, soffrono le affissioni (-11,1%) mentre la carta stampata se la cava con qualche punto percentuale di crescita.
Ovviamente, gli investimenti su Internet (solo display adv) nel primo quadrimestre sono saliti bene (+42,5%).

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Click Fraud

Ogni tanto mi capita di vedere i dati pubblicati da Click Forensics sul fenomeno del click fraud, rimango sempre stordito dall’ampiezza del fenomeno e mi chiedo sempre se siano dati affidabili.

l click fraud del Pay Per Click (PPC) dicono sia del 14.8% nel primo trimestre 2007, rispetto al 13.7% dello stesso periodo del 2006.
Nell’ambito del search advertising questa percentuale sale al 21,9% ed inoltre, per i termini più utilizzati dagli investitori pubblicitari – definiti come quelli che hanno un costo oltre i 2 dollari per click – la percentuale di frodi sale al 22,2% .

Questo vorrebbe dire che nel 2006 circa 2 miliardi di dollari all’anno di spesa pubblicitaria online (USA considerando solo search e display adv) sono stati “sprecati”. Se in Italia ci fosse la stessa percentuali di frodi, significherebbe che quasi 50 milioni di euro sono di pubblicità fasulla.

E’ chiaro che il problema esiste ma quanto sia esteso veramente non l’ho ancora capito; dobbiamo credere a questi dati ?

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