Archive for the 'Editoria' Category

Contenuti online e modelli di business

Negli ultimi giorni ci sono stati due diversi convegni (a Roma e a Milano e ogi c’era anche LibrInnovando ma non sono riuscito a muovermi) sui contenuti digitali ed il problema della loro valorizzazione online.

Sembra che manchino ancora le idee e la chiarezza di visione sull’evoluzione dei contenuti digitali. Ce la si prende con Google, si pensa di far prelevare a chi offre le connessioni una tassa sui contenuti, ma poche proposte concrete per poter afruttare i nuovi media per vendere i propri contenuti.

Forse sono un po’ insofferente, ma queste argomentazioni mi sembrano andare avanti da troppo tempo, ci vuole chiarezza. Si prenda una strada che abbia un senso e si vada avanti.

Le modalità di monetizzazione dei contenuti si stanno sviluppando in un modo o nell’altro, e chi perde tempo a parlare senza sapere e sparare frasi senza senso su modelli irrealizzabili dovrebbe fermarsi e ragionare.

Per esempio, perché non pensare ad una modalità di gestione dei micropagamenti, il primo novembre parte (dovrebbe) la nuova direttiva europea (Payment Service Directive) e non mi risulta che in Italia ci sia qualcuno del mondo dei contenuti che si stia muovendo (e magari ogni tanto può essere utile unirsi) in modo strutturato per valutare come sviluppare una piattaforma di pagamenti condivisa e accettata.

Saremo costretti ad appoggiarci tutti su iTunes, Paypal & C. ? Non ci sono soluzioni alternative ?

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Amazon e l’affare 1984

Bezos di Amazon si scusa e questo è molto apprezzabile ma non sono sicuro che sia sufficiente.

Jeffrey P. Bezos says:

This is an apology for the way we previously handled illegally sold copies of 1984 and other novels on Kindle. Our “solution” to the problem was stupid, thoughtless, and painfully out of line with our principles. It is wholly self-inflicted, and we deserve the criticism we’ve received. We will use the scar tissue from this painful mistake to help make better decisions going forward, ones that match our mission.

With deep apology to our customers,

Jeff Bezos
Founder & CEO
Amazon.com

Un’accenno al fatto tutto ciò non potrà mai più accadere era necessaria. La modifica di contenuti da parte di Amazon su un device che è mio – anche se c’è una motivazione valida di partenza – non può accadere e non devo neanche dovermi preoccupare che possa accadere.

Per chi non ha letto nulla della vicenda e per approfondimento.

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Twitter per “old men”

Non mi ha sorpreso leggere le note di Matthew, il ragazzo di 15 anni che ha influenzato il rapporto di Morgan Stanley sui nuovi media. E’ comunque sempre interessante avere il punto di vista di un utente di quell’età.

Riassumendo:

  • la radio si ascolta poco, perché si dovrebbe visto che esiste una modalità on demand che permette di ascoltare ciò che piace e scoprire le affinità in modo semplice ?
  • La TV di flusso si guarda poco: a parte lo sport (la diretta ha un senso), la maggior parte dei programmi sono visibili on demand in un momento successivo
  • Pochi giovani leggono i giornali regolarmente, online l’informazioni è più veloce
  • Le console sono diventate come la TV per i giovanissimi di una volta, diffuse, possono accedere ad Internet, si gioca molto e si comunica con la propriià community
  • Facebook è il punto di incontro online per tutti, mentre Twitter è considerato inutile dalla maggior parte
  • Comprare un CD sta diventando sempre più raro, si compra da iTunes o meglio si “scaricano”  perché i 79 pence a canzone sono un po’ troppi…
  • Andare al cinema rimane un elemento di socializzazione e quindi sembra non essere troppo snobbato

In particolare, il commento su Twitter sembra aver attirato l’attenzione ma si sa da tempo che è uno strumento soprattutto utilizzato dagli over 35, quindi come mai questa sorpresa ?

Divertente anche leggere le risposte di altri teenager all’analisi di Matthew.

Questa è la definizione di chi usa twitter:

After all, the only people that use Twitter are celebrities with nothing else to do and bored old people who think they’re connecting with the younger generation.

Giustamente il rapporto con le console non è uguale per tutti. Ed è interessante evidenziare che la spesa per console ha cannibalizzato parte del budget che una volta era destinato alla musica.

As a girl, I know I can account for every single one of my female friends when I say that I have never owned and never will own an Xbox or a PS3. It definitely is a huge market for teenage boys, but the small percentage of girl gamers use only the Wii, and much less often than boys. Matthew wrote about how teenagers are reluctant to pay money for music, yet they will happily pay more than £100 for a gaming console and a further £30 per game.

La questione del ridimensionamento dei mercati a causa del tempo libero limitato è una delle poche certezze. Basta vedere il mercato del gaming come è cresciuto rispetto alla musica, e in entrambi i mercati la pirateria è molto elevata. Anzi da sempre la pirateria nel mondo del software è a livelli molto elevati, molto di più che nella musica (almeno fino a qualche anno fa). E’ anche vero che le console sono quelle che fanno i grandi numeri ed anche dove è molto più difficile piratare i giochi.

In ogni caso, il gaming ha preso una bella fetta del tempo libero dei giovani e questo si è senza dubbio riflesso sull’andamento del valore di questi mercati.

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Industria dei contenuti: crisi o no ?

L’industria della musica è veramente in crisi ? Senza dubbio ha goduto di rendite per anni ed oggi sconta un processo di distruzione del valore, come in tanti mercati legati ad Internet e non è certo facile gestire la transizione.

Ci sono da anni molte discussioni sull’argomento (vedi di recente quintarelli) e ancora per molto se ne parlerà (se ne dovrà parlare).

Dato un mercato dove lo scambio illegale è diventata non solo la modalità meno costosa ma anche – soprattutto ! – quella più immediata, sembra che proprio il modello di business di chi vive di musica deve cambiare.

Si torna agli inizi, quando i cantanti guadagnavano sulla base di quanto tempo dedicavano ad andare in giro per il mondo a cantare ?

Il Rapporto IFPI parla di un 95% di download illegale. Il digitale vale solo il 20% del fatturato dell’industria musicale.

Inoltre, come dice bene Stefano, anche il mondo dell’entertainment è cambiato. Il tempo dedicato ad ascoltare la musica si è senza dubbio ridotto con Internet, o comunque è cambiato. I consumi si sono spostati senza dubbio sul gaming, che è una delle poche industrie che continua a crescrere con forza. D’altra parte 10 anni fa non si sarebbe pensato che ci sarebbero stati 12 milioni di giocatori diposti a pagare 12 euro al mese per un gioco (un dato sul gaming).

Per quanto riguarda i contenuti giornalistici, il grande problema è stato sottovalutare la necessità di uno standard mondiale per i micropagamenti. Se 10 anni fa avessero iniziato a trovare una soluzione forse oggi sarebbe più facile convincere a pagare pochi cent per un contenuto e i navigatori si sarebbero abituati a dare pochi spiccioli per leggere un contenuto di qualità. Invece, soprattutto sull’online, gli editori hanno riempito di spazi i loro portali con informazioni e pattume vario che ne hanno ridotto il prestigio senza portare grandi benefici economici. E senza qualità su Internet hai perso in partenza. Sei uno come altri migliaia che riportano le poche righe di una informazione standard e senza commento serio e senza un minimo di ricerca/inchiesta che è l’unica cosa che dovrebbe veramente contraddistinguere un giornalista da un navigatore/blogger a tempo perso. D’altra parte fare giornalismo di qualità in un Paese dove si può parlare poco e di pochi, diventa difficile.

In definitiva, si dovrà raggiungere proprio il fondo prima di rivedere la luce. E la questione dei micropagamenti rimane sul piatto, nonostante ci si aspetti un forte scossone dall’introduzione della nuova direttiva europea sulle payment institutions che permetterà a molti operatori di diventare gestori di moneta elettronica in modo più semplice rispetto al passato.

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La Francia fa da apripista ?

La nuova legge anti pirateria approvata in Francia farà da apripista agli altri Paesi ?

Innanzitutto c’è un problema di gestione. Le implicazioni di un controllo sulla rete del genere non sono uno scherzetto. Inoltre, i risultati di questa legge sono soprattutto legati a come verranno interpretati i suoi effetti. Se saranno notificate migliaia di famiglie vorrà dire che è un successo ? Chiudere la connessione Internet alle famiglie sarà un successo ? Si misurerà il traffico P2P per dire che si è ridotto ? Se non umenteranno le vendite di CD e DVD come sarà interpretata la cosa ?

Già oggi non mi sembrano convincenti i sistemi per misurare il traffico P2P, ma con l’entrata in vigore di una legge del genere, mi aspetto che i sistemi per cercare di rendersi invisibili si svilupperanno notevolmente rendendo molto difficile la misurazione dei risultati.

In ogni caso l’applicabilità ed i risultati mi sembrano molto incerti. Capisco che la Francia abbia un mercato dei contenuti da proteggere – cosa che l’Italia ha in forma molto ridotta – ma un provvedimento così impopolare è la soluzione ?

E i costi di questo provvedimento sono stati calcolati ?

Vedo molto difficile seguire il modello francese per altri Paesi, ma forse sono ottimista.

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Il futuro del giornalismo

L’altro ieri al Senato degli Stati Uniti c’è stato un interessante dibattito sul futuro del giornalismo.

Se da un lato Google ha parlato delle possibilità offerte da Internet rispetto all’apertura di offerta di informazioni per i cittadini, dall’altro i veterani della carta stampata elencano il valore distrutto da Internet, a causa della distruzione del modello di business tradizionale, ed il numero di posti che si sono persi nel settore.

link al video con gli interventi

e qui ci sono commenti e link al live blogging dell’evento

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Wired Italia già stanco ?

Mi sono abbonato tempo fa a Wired e volevo capire se comprarmi l’ultimo numero o aspettare che mi arrivi. Già mi ero sorpreso che non mi avessero detto nulla su quando sarebbe partito o comunque qualche mail di conferma un po’ più interessante invece delle due righe con cui mi confermavano l’abbonamento.

Oggi, mentre ero sul sito ho cliccato sul link agli abbonamenti (in basso) e mi è venuto fuori un bell’errore di database.

ADODB.Field error ‘800a0bcd’

Either BOF or EOF is True, or the current record has been deleted. Requested operation requires a current record.

/abbonamenti/include/inc_moduli.asp, line 59

Che figuraccia ci fate ?


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La pubblicità sui quotidiani negli Stati Uniti

La raccolta pubblicitaria della carta stampata americana spiega molto bene le voci (in realtà non sono neanche voci ma certezze) sulle difficoltà del New York Times.

La voce che recentemente ha subito di più è stata quella dei classified, che ha fatto registrare una discesa a doppia cifra già nel 2007, dove il mercato era sceso complessivametne di quasi l’8%.

Le previsioni per i prossimi anni di eMarketer sono forse esagerate, ma la sostanza non cambia molto.

09-advusacarta

p.s. La NAA rappresenta i quotidiani ma non solo.

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