Archive for the 'Modelli di business' Category

Disney fa vedere i suoi film online… da non crederci

Il mondo è proprio cambiato, se Disney ha deciso di far vedere dei suoi film online gratis, vuol dire proprio che non c’è ritorno.

Oltretutto con una formula inedita. Si potranno vedere online i film dopo che sono andati in onda sulla tv tradizionale. Alcuni esempi:

  • Finding Nemo è online fino a domani
  • Monsters Inc. sarà sulla ABC il 14 giugno e su Disney.com dal 16 al 20
  • Princess Diaries 2 su ABC il 12 luglio e su Disney.com il 14-18 luglio
  • Peter Pan su ABC il 2 agosto e su Disney.com dal 4 all’8 agosto

Ovviamente tutto riservato al mercato statunitense (quindi all’indirizzo www.Disney.com/WonderfulWorld, non vedrete un bel niente) e tutto gratuito. E’ la prima volta che un player come Disney - che vieta spesso anche il solo noleggio dei suoi film - si spinge con un’iniziativa simile online, e non sembra un esperimento a termine.
Certo, da tempo sperimentano con i telefilm del broadcaster ABC, offre online gratuitamente tutte le puntate di Lost, Grey’s Anatomy e di molti altri da lungo tempo, ma i film Disney tradizionali sono un’altra storia.

Ovviamente la pubblicità è prevista, ma in modalità molto leggere, sembra che ci sia un pre-roll e pubblicità contestuale sul sito, il che mi fa pensare che il video non sia a tutto schermo purtroppo… ma non si può avere tutto.

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In Belgio cercano di fermare Google

In Belgio, Google se la sta vedendo brutta (in realtà per niente). Dopo aver perso una causa lo scorso anno, adesso gli hanno chiesto (l’associazione della carta stampata) di pagare dai 30 ai 50 milioni di euro per risarcimento, avendo indicizzato e mostrato senza i relativi diritti contenuti degli associati.

“The newspaper copyright group Copiepresse said it had summoned Google to appear again before a Brussels court in September that will decide on their claim that they suffered damages of between euro32.8 million ($51.7 million) and euro49.2 million ($77.5 million).

The group called on Google to pay a provisional amount of €4 million ($6.3 million).”
link alla notizia

Entro settembre ci dovrebbe essere l’udienza definitiva.
Sono iniziative senza senso ?
Ormai si da per scontato che tutto sia indicizzato e che non si tratta altro che di pubblicità per chi ha scritto la notizia. Evidentemente in Belgio ancora non la pensano così e anche in Italia qualche editore si sfregava le mani leggendo la notizia. Oppure è semplicemente un modo per spillare qualche soldo e far capire che non bisogna esagerare ?


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il Social Networking non porta soldi a nessuno ?

Da diverso tempo si discute sul fatto che i siti di Social Network non generino i ritorni che in tanti si aspettavano.

MySpace fattura un bel gruzzoletto - sebbene di oltre il 10% inferiore alle aspettative di Murdoch - ma in gran parte deriva da un accordo con Google nel 2006 (scadenza 2009) che è molto favorevole al portale (Google infatti si lamenta).

Social Networking revenues

In realtà, il problema è che questi portali hanno iniziato da poco a sperimentare veramente con la pubblicità e che esistono così tanti network online che gli utenti fanno abbanstanza in fretta a cambiare.

Inoltre, sono sempre convinto che le community più interessanti in futuro saranno quelle più piccole e verticali. Questo non vuol dire che MySpace e Facebook avranno un ruolo rilevante, semplicemente penso che si trasformeranno lentamente per migliorare e gestire gruppi più omogenei.
E’ chiaro che Google e gli altri non stanno a guardare

Comunque con tutti i suoi utenti e la valutazione stellare che ha avuto Facebook, nel 2007 ha raccolto meno di 150 mn di dollari, e sembra che Microsoft incrementerà la sua quota. Tutti i portali si Social Networking messi assieme valgono circa il 4% del mercato pubblicitario americano online … non moltissimo tenendo conto che i due leader sono fra i siti più visitati in assoluto.

Nel primo giorno di vendita il gioco GTA4 ha fatto 300 milioni di dollari… ma questa è un’altra storia.

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Musica free dai Nine Inch Nails

Anche i NIN, dopo altri gruppi, rilasciano il loro nuovo album via Internet e gratis.

In formato mp3, flac, m4 apple e wave 24/96; viene richiesto solo un indirizzo email dove ricevere il link per il download. I file più grandi sono scaricati attraverso un file torrent.

link al sito

Cosa succede ? E’ veramente una tendenza o si tratta solo di episodi limitati a gruppi che possono permetterselo ?

Da un lato c’è chi vende brani musicali per i cellulari a oltre 2 euro a brano, dall’altro chi rilascia tutto in modo free, con in mezzo l’onnipresente iTunes. Come si configurarà l’acquisto e la distribuzione dei contenuti digitali ? Una bella gatta da pelare per le case discografiche. Chi sarà il prossimo a regalare l’album ?

Significa che gli introiti per gli artisti devono arrivare dagli spettacoli e altro, come se il core business diventasse i servizi accessori… come se si regalasse il software e si facessero pagare i servizi a valore aggiunto… come se si regalasse l’iptv sperando che gli utenti acquistino contenuti aggiuntivi…

Sembra proprio una tendenza inevitabile.

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Wall Street Journal diventa gratuito, anzi no a pagamento

wall street journal

Tempo fa, prima ancora di aver acquisito il giornale, Murdoch affermò che il modello free sarebbe arrivato anche il Wall Street Journal (vedi post).

Sembra invce che il modello a pagamento rimarrà e verrà sviluppato ulteriormente, come ha fatto sapere PaidContent.

Vedremo che cosa succederà a breve. Senza dubbio saranno allargate le aree gratuite e inseriti nuovi servizi che permettano di aggiungere valore a quelli a pagamento.

In effetti, l’informazione tematica come quella finanziaria ha possibilità di sviluppare un’offerta pay molto interessante. Dal punto di vista pubblicitario, il target raggiunto dal WSJ gli permette di vendere a circa quattro volte rispetto ai normali siti la pubblicità online.
Per esempio, la pubblicità video è venduta a 90 dollari (CMP) mentre siti generalisti sono sui 20 dollari.
Chiaro che questo è un prezzo di listino ma l’audience del WSJ è senza dubbio di pregio.

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TV online, Hulu ed i nuovi modelli

Hulu è una delle iniziative più interessanti avviate dai broadcaster americani. Lo è semplicemente perché ha i contenuti che hanno un valore come i telefilm della Fox e della CBS. Oltre a questo c’è un nuovo spirito con il quale è stato creato il portale di Hulu: raggiungere l’audience più grande possibile.

Veoh, OpenHulu e TVParadise sono alcuni dei siti che ripropongono i contenuti di Hulu senza avere accordi di ridistribuzione - nel senso che embeddano i contenuti di Hulu sui propri siti - e la novità è che Hulu non sembra particolarmente preoccupata dalla cosa… il suo interesse è distribuire, quindi se c’è qualcuno in grado di aiutarla, tanto meglio… beh non c’è che dire un bel cambiamento rispetto al passato.

Addiritttura OpenHulu e TVParadise suggeriscono agli utenti che non sono negli Stati Uniti (i contenuti di Hulu sono disponibili solo nel territorio americano per ovvie questioni di vendita di diritti all’estero) come aggirare l’ostacolo geografico.

Fra gli altri, siti come AOL e MySpace hanno invece stipulato accordi con Hulu e da questi portali.

MyspaceHulu

Si sta configurando sempre più la nuova filiera distributiva dei contenuti video online derivati dalla tv tradizionale. I detentori dei contenuti mettono a disposizione le library ad aggregatori in una modalità sempre più aperta, in completa filosofia web: nessun accordo, nessuna cessione di diritti. Ti offro i miei contenuti per raggiungere la maggior audience possibile con due obiettivi principali:

  • faccio conoscere i miei contenuti (e attiro audience sul media tradizionale)
  • sperimento modelli pubblicitari di raccolta diretta, ti offro il video ma mi riservo il potere di inserire l’adv (es. Hulu); indiretta, ti affido il contenuto e la raccolta in ottica revenue sharing (es. YouTube)

Le revenue di Hulu sono suddivise in questo modo: 70% al detentore del contenuto, 20-30% a Hulu, 10% all’aggregatore (se esiste).

Invece, nel caso di YouTube penso che chi detiene i diritti abbia una fetta molto più ridotta di share… ma non mi risulta che Google ti dica esplicitamente quanto ti da in percentuale sulla raccolta; chissà RAI quanto ha incassato dai filmati inseriti su YouTube.

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Anche il Wall Street Journal diventa free

wall street journal

Secondo le dichiarazioni di Murdoch di questi giorni, anche il Wall Street Journal diventerà gratuito. Quindi continua la tendenza al free nell’editoria dopo Financial Times e New York Times.

Murdoch ha recentemente acquisito il Wall Street Journal - l’acquisizione da parte del Gruppo di Murdoch non è ancora operativa- e mi chiedo anche se apriranno la pagina WSJ su MySpace …ma magari c’è già e non l’ho vista.

La versione online del WSJ ha quasi un milione di abbonati, in forte crescita negli ultimi mesi; da tenere conto che abbonarsi alla sola versione online costa 79dollari, quindi si tratta di una discreta entrata che verrà abbandonata a favore della crescita dell’audience (sufficiente a garantire entrate pubblicitarie superiori) grazie alla possibilità di attrarre un’audience globale.

Quindi, la corsa verso il Free sembra inarrestabile… non è certo un caso se il nuovo libro di Chris Anderson si focalizzarà proprio sul tema del “Free”.

Infatti, il discorso del gratuito è molto legato alla globalizzazione dell’audience; molte iniziative si basano sulla capacità di catalizzare una massa di utenti che non è limitata a livello nazionale… e quindi possono sperare di “vivere” con la pubblicità. A livello locale, in lingua non inglese, le possibilità di sviluppo si riducono drasticamente…

E’ divertente considerare come Internet porta alla creazione di Hit nell’ambito delle lingue… l’inglese a causa dell’ “effetto rete” diventa lingua obbligatoria per una fetta estesa di navigatori… la curva tende a concentrarsi verso l’alto.

Technorati Tags: , Financial Times, New York Times, , Chris Anderson

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Fastweb MyMediaCenter: finalmente qualcosa di interessante

L’offerta di IPTV di Fastweb ha sempre fatto fatica ad affermarsi. Se non erro, dichiarano dal alcuni anni più o meno lo stesso numero di abbonati al servizio TV (meno di 200mila).

Finalmente ho letto che il nuovo set top box permette di visualizzare sul televisore i contenuti che si hanno sul PC: una specie di Apple TV.

In Europa, mi risulta esserci solo Free (in Francia) che permette di fare qualcosa del genere ma potrebbe esserci anche qualche piccolo operatore che mi è sfuggito.

Spero di approfondire e toccare con mano il nuovo servizio che si chiama MyMediaCenter; con la speranza che i limiti non superino le buone intenzioni.

fastweb bridge tv

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